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ILS Milano - International Language School

Business English: le 6 competenze che le aziende chiedono davvero

Quando un’azienda ci chiede “un corso di inglese per il team”, la prima domanda che facciamo è sempre la stessa: per fare cosa? Perché l’inglese di una call con il cliente, quello di un report finanziario e quello di una fiera di settore sono tre inglesi diversi, con lessico, registro e difficoltà proprie. Dopo decenni di progetti aziendali abbiamo individuato sei competenze che, quasi sempre, fanno la differenza tra “sa l’inglese” e “lavora bene in inglese”. Le raccontiamo una per una, con qualche esempio preso dai corsi.

Perché il livello certificato non basta

Molti responsabili HR ci contattano con un dato in mano: “il team è B1, vorremmo portarlo a B2”. Il livello CEFR è utile, ma descrive una competenza generale. Un B2 che non ha mai condotto una riunione in inglese si bloccherà alla prima obiezione del cliente; un B1 allenato sulle situazioni del suo lavoro, invece, se la caverà con sicurezza. Per questo la progettazione parte dalle attività reali: quante e-mail al giorno, con chi, quali riunioni, quali documenti. Il livello è il punto di partenza, l’obiettivo è la performance sul lavoro.

Riunione online in inglese con colleghi internazionali
La videochiamata è la situazione più frequente, e la più temuta, per chi lavora in inglese.

1. Condurre e seguire una riunione

Non è solo capire: è saper intervenire al momento giusto, chiedere un chiarimento senza bloccare la discussione, riassumere le decisioni prese e chiudere con i prossimi passi. In inglese esistono formule precise per ciascuna di queste mosse (“Can I just come in here?”, “So, to sum up…”, “Let’s park that for now”) e chi le conosce guida la conversazione invece di subirla. Nei corsi lavoriamo con simulazioni di meeting reali, registrate e analizzate con il docente, partendo dagli ordini del giorno veri dell’azienda.

2. Scrivere e-mail chiare e nel tono giusto

L’italiano tende alla formalità e alle frasi lunghe; l’inglese professionale è più diretto, ma con codici precisi. Un’e-mail troppo secca sembra scortese, una troppo cerimoniosa sembra insicura, e in entrambi i casi costa relazioni. Alleniamo struttura (oggetto, apertura, richiesta, chiusura), tono formale e informale, gestione delle richieste, dei solleciti e dei reclami. L’esercizio più efficace è riscrivere insieme le e-mail che i partecipanti hanno davvero inviato la settimana prima.

Scrivere un'e-mail di lavoro in inglese
Un’e-mail efficace in inglese è breve, strutturata e nel registro giusto per il destinatario.

3. Presentare dati e progetti

Struttura della presentazione, linguaggio dei numeri e dei grafici (“revenue grew by 12% year on year”, “the trend flattened out in Q3”), gestione delle domande e delle interruzioni: un modulo che vale per l’inglese e per la comunicazione in generale. Molti partecipanti scoprono che il problema non è la lingua ma l’organizzazione del discorso, e i progressi si vedono anche nelle presentazioni in italiano.

4. Negoziare

Proposte, controproposte, concessioni condizionate, chiusura: la negoziazione ha un lessico e una grammatica propri. I condizionali (“If you could commit to a two-year contract, we would be able to…”) sono lo strumento principale, e la capacità di prendere tempo con eleganza (“Let me get back to you on that”) vale quanto un buon argomento. È uno dei workshop più richiesti dai reparti commerciali e acquisti.

5. Telefonare e fare small talk

Sembra banale, ma la telefonata senza il supporto visivo è la situazione in cui i partecipanti si sentono più insicuri: niente gesti, niente labbra da leggere, spesso una linea disturbata. Allo stesso modo, i cinque minuti di small talk prima di un meeting costruiscono la relazione: sapere di cosa parlare (e di cosa no) con un britannico, un americano o un indiano è una competenza che si può insegnare.

6. Il lessico del proprio settore

Finance, legal, IT, engineering, HR: ogni funzione ha il suo vocabolario, e nessun manuale generico lo copre. I materiali di settore (documenti reali dell’azienda, quando possibile, oppure articoli e casi del settore) sono parte integrante di ogni corso ILS. Un glossario aziendale condiviso, costruito lezione dopo lezione, resta come patrimonio dell’azienda anche dopo la fine del corso.

Stretta di mano dopo una trattativa
La negoziazione in inglese si allena con simulazioni su casi reali dell’azienda.

Come si allenano queste competenze

Con un test di ingresso che misura il livello reale, scritto e orale; con gruppi omogenei di massimo otto persone; con un docente madrelingua che ha esperienza di azienda e non solo di scuola; con obiettivi concreti condivisi con HR e verificati a metà percorso. E con la costanza: due lezioni a settimana per alcuni mesi valgono più di un corso intensivo isolato, perché la lingua si consolida con la ripetizione distribuita nel tempo.

Un esempio concreto

Un’azienda meccanica con sede a Torino ci ha chiesto di preparare il reparto post-vendita, dieci tecnici con livello A2-B1, a gestire le richieste dei clienti esteri. Abbiamo costruito un percorso di 50 ore centrato su tre situazioni: la telefonata di assistenza, l’e-mail di risposta al ticket, la videochiamata di diagnosi. Dopo quattro mesi il tempo medio di gestione di un ticket in inglese si era dimezzato e i tecnici non passavano più le chiamate al collega “che sa l’inglese”.

La lingua si impara davvero solo quando serve a lavorare meglio: per questo partiamo sempre dalle situazioni, non dal libro.

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