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ILS Milano - International Language School

Italiano per il lavoro: come integrare i dipendenti stranieri a Milano

Milano e Torino attirano ogni anno migliaia di professionisti stranieri: manager di multinazionali, ricercatori, specialisti IT, medici, designer. Molti arrivano in aziende dove la lingua di lavoro è l’inglese e pensano di poter fare a meno dell’italiano. Dopo qualche mese cambiano idea, e spesso lo fanno anche le aziende che li hanno assunti. In questo articolo spieghiamo perché un corso di italiano professionale è uno degli investimenti di relocation più efficaci e come organizzarlo bene.

Perché l’italiano conta anche nelle aziende “in inglese”

Le riunioni ufficiali si tengono in inglese, ma la pausa caffè, la chat del team, la battuta in corridoio, la telefonata con il fornitore locale sono in italiano. Chi non capisce resta fuori dalla parte informale dell’organizzazione, quella in cui si costruiscono fiducia, alleanze e informazioni che non passano dai canali ufficiali. Il dipendente straniero che dopo un anno “non si è integrato” molto spesso, semplicemente, non ha mai capito di cosa si parlava alla macchina del caffè.

Poi c’è la vita fuori dall’ufficio: contratto d’affitto, banca, medico, scuola dei figli, questura, bollette. Ogni pratica che in patria richiederebbe dieci minuti diventa una giornata di stress. Per l’azienda il rischio è concreto: un dipendente che non si integra è un dipendente che se ne va prima della fine dell’assegnazione, con costi di sostituzione che superano di gran lunga il prezzo di un corso.

Lezione di italiano per un manager straniero
Un percorso individuale permette di lavorare fin da subito sulle situazioni professionali del partecipante.

Cosa deve avere un corso di italiano per chi lavora

  • Contenuti professionali dalla prima lezione: presentarsi, capire un’e-mail, gestire una telefonata semplice, partecipare a una riunione informale. La grammatica arriva a supporto, non prima.
  • Un modulo “sopravvivenza in città”: trasporti, casa, sanità, burocrazia. Riduce lo stress dei primi mesi e libera energie per il lavoro.
  • Tempi compatibili con l’agenda: lezioni individuali o in mini gruppo, in azienda, a casa o online, anche presto la mattina o in pausa pranzo.
  • Docenti specializzati in italiano L2, con certificazione (DITALS, CEDILS) e che conoscano l’inglese per le prime fasi con i principianti assoluti.
  • Attenzione alla cultura del lavoro italiana: il “lei” e il “tu”, i titoli, le riunioni che iniziano in ritardo, le e-mail che si aprono con “Gentile”. Sono dettagli che fanno la differenza nella percezione dei colleghi.

Quando iniziare

Prima dell’arrivo. Un modulo online di 10-20 ore nelle settimane precedenti il trasferimento permette al dipendente di atterrare con le basi: salutare, ordinare al bar, capire le indicazioni, leggere un cartello. Poi si prosegue in presenza con un percorso di 40-60 ore, spesso finanziabile con i fondi interprofessionali. In sei mesi un principiante motivato raggiunge il livello A2-B1 e partecipa alle conversazioni informali dell’ufficio.

Famiglia straniera a passeggio in città
L’integrazione della famiglia è il primo fattore di successo di un’assegnazione internazionale.

E le famiglie?

Sempre più aziende estendono il corso a coniugi e figli dei dipendenti trasferiti, all’interno dei pacchetti di relocation. La ragione è semplice: le ricerche sulle assegnazioni internazionali indicano nella difficoltà di adattamento del partner la prima causa di rientro anticipato. Un coniuge che parla italiano trova lavoro, amici e autonomia; un coniuge isolato chiede di tornare a casa. I corsi per le famiglie sono in genere individuali o in piccoli gruppi di persone nella stessa situazione, con orari diurni.

Il permesso di soggiorno e le certificazioni

Per il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo è richiesto il livello A2 di italiano, certificato da un test o da un titolo riconosciuto. Prepariamo ai test e alle certificazioni CILS e CELI, utili anche per chi vuole documentare il proprio livello nel curriculum. Per i manager che restano in Italia a lungo il B2 apre la porta alla partecipazione piena alle riunioni, alle trattative con clienti italiani e alla lettura autonoma dei documenti.

Colleghi internazionali alla macchina del caffè
La pausa caffè è il vero test di integrazione: è lì che si parla italiano.

Un caso reale

Una multinazionale farmaceutica ci ha affidato l’italiano di quattro manager arrivati a Milano nello stesso trimestre, da Stati Uniti, Germania, India e Brasile. Abbiamo iniziato con dieci ore online prima dell’arrivo, poi un mini gruppo di 60 ore in azienda, due mattine a settimana alle 8:00. Dopo quattro mesi tutti e quattro partecipavano alle riunioni interne in italiano e due di loro avevano iniziato a gestire in autonomia i rapporti con i fornitori locali. Il responsabile HR ha esteso il programma a tutte le nuove assunzioni internazionali.

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